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Jason Del Gandio*

“OCCUPY YOUR EDUCATION”: UNA RIFLESSIONE PER GLI STUDENTI CHE VOGLIONO CAMBIARE IL MONDO

http://mrzine.monthlyreview.org/2011/dg161111.html

L’attuale movimento Occupy ha attratto l’immaginario popolare e ha riportato il dibattito in questo paese sulle questioni di ingiustizia economica, stratificazione sociale e corruzione nella democrazia americana. Contrariamente a quanto pensano alcuni, il movimento Occupy non è unicamente composto da “giovani universitari idealisti”. Coinvolge individui di diverse età, etnie e ideologie. Ma molti, sebbene non tutti, i protagonisti di Occupy andranno, o sono già andati, al college. Questo ci porta a domandare: che ruolo riveste l’istruzione universitaria nella formazione del movimento Occupy e dei movimenti sociali in generale? Mi rivolgo in particolare agli studenti di oggi e di domani: l’istruzione universitaria deve aiutarvi a organizzare e a partecipare a movimenti sociali? Deve aiutarvi a diventare fautori del cambiamento sociale? Qual è il rapporto tra l’istruzione universitaria e i tentativi di cambiare il mondo?

A prima vista non sembra esserci alcun legame profondo tra istruzione universitaria e giustizia sociale. Le università spaziano tra diverse aree di studi, molte delle quali non hanno nulla a che fare con i movimenti sociali. I dipartimenti di sociologia e scienze politiche offrono talvolta corsi sulle differenze di genere e su movimenti transnazionali, mentre quelli di matematica e scienze no. Altri dipartimenti, come ad esempio economia e marketing, si oppongono o forse ignorano tali questioni. Sebbene alcune scuole affrontino questioni di giustizia, democrazia e trasformazione politica, ciò non è né comune né obbligatorio. Il college è un luogo di istruzione e non di radicali cambiamenti sociali.

Questo non significa ignorare la ricca storia dell’attivismo nei campus, concretizzatasi in organizzazioni studentesche quali Student Nonviolent Coordinating Committee, Students for a Democratic Society e l'intera era della protesta contro la guerra in Vietnam; Latin American Solidarity e Campus Outreach Opportunity League degli anni ’80; Students Against Sweatshops, fondato nel 1997; Campus Antiwar Network e il nuovo SDS negli anni 2000; i movimenti di protesta contro i tagli all’istruzione in California del 2009 e 2010 e infine l’attuale Occupy Colleges (OccupyColleges.org).

Appoggio completamente queste azioni poiché credo che i campus possano e debbano essere luogo di contestazione politica. C’è tuttavia un’altra questione: come ogni studenti affronti individualmente la propria istruzione. L’università serve ad avere un salario più alto, di solito alle spese di qualcun altro, o a fare del mondo un posto migliore per tutti? Questi obiettivi non si escludono a vicenda, ma il primo è senza alcun dubbio lo status quo dell’America di oggi. Ma non deve essere così a tutti i costi; non è obbligatorio ridurre la propria istruzione universitaria per un salario a venire, e peraltro non garantito. Siete liberi di riappropriarvi, vale a dire di occupare, la vostra istruzione per conoscere, partecipare e organizzare movimenti per la giustizia sociale, così come il movimento Occupy sta rivendicando e trasformando la natura democratica di questo paese, così anche voi potete reclamare e trasformare la natura del vostro percorso formativo.

A un livello base, l’istruzione universitaria migliora l’abilità di lettura, espressione orale e scritta, ricerca e analisi. Una volta apprese, queste abilità di auto-affermazione non si dimenticano più e possono essere usate come e quando preferite. Queste abilità sono inoltre necessarie per creare movimenti sociali più efficaci. Sapere leggere complesse analisi sociali, scrivere racconti e cronache giornalistiche, parlare in pubblico e attraverso i media, ricercare importanti informazioni politiche e analizzare ogni aspetto, dai livelli di povertà ai discorsi presidenziali, sono abilità essenziali per ogni movimento sociale. Concepire in questo modo l’istruzione universitaria migliora la vostra abilità di alimentare fondamentali cambiamenti sociali.

A un livello più complesso, l’università può fornire conoscenze approfondite in merito a temi specifici legati al cambiamento sociale. Tali argomenti riguardano, tra gli altri: la storia dell’imperialismo americano; l’iniquità del sistema capitalista; la disuguaglianza razziale nel sistema di giustizia; il rapporto tra malattia mentale e la condizione di senzatetto; le diverse cause e sfide della povertà urbana e rurale; pratiche mediche alternative; scienza dell’ambiente e questione del cambiamento climatico; sostenibilità e globalizzazione; nutrizione, obesità e le strategie dell’industria alimentare; svantaggi dell’aiuto umanitario; diplomazia internazionale, risoluzione di conflitti e le possibilità di pace; il significato socio-politico della letteratura, dei film, del teatro e dell’arte; le biografie di Emma Goldman, Gandhi, Martin Luther King; la filosofia del governo e le teorie del dissenso; la costruzione sociale della razza, del genere e della sessualità; la coscienza linguistica e politica e anche le strategie comunicative di Greenpeace, ACT-UP e Zapatisti. Lo scopo è quello di creare un insieme di conoscenze in grado di resistere e ribaltare oppressioni e ineguaglianze dell’età moderna, invece di accettarle e avallarle. Forse questa non è la dichiarazione di intenti della tipica università, ma nulla impedisce di creare un programma di studi che vi aiuti a cambiare il mondo.

La vita sociale universitaria è anche un’opportunità per coltivare la vostra attitudine al cambiamento sociale. La maggior parte degli studenti hanno tra i 18 e i 21 anni e vanno via da casa per la prima volta. Da soli, con una minima supervisione. È un momento di libertà, esplorazione e sperimentazione. Avete la possibilità di incontrare nuovi amici, di diversa provenienza, convinzione e orientamenti, in grado di arricchire la vostra coscienza ed esperienza. Avrete l’opportunità di assistere a incontri, conferenze e proiezioni, che vi apriranno gli occhi su controversie politiche, intellettuali e artistiche. Prenderete inoltre parte a discussioni notturne negli alloggi studenteschi, riguardo svariati argomenti e questioni, le quali vi esporranno a nuove relazioni e modalità di interazione. A livello globale, l’esperienza consisterà in un laboratorio di crescita personale, sviluppo sociale e pratica politica.

Questo tipo di approccio alla vita universitaria è lontano anni luce dalla classica concezione dell’università "come mezzo per ottenere un salario più alto". Un approccio così riduttivo e strumentale è comprensibile, dato che chiunque aspira a una vita agiata, ma si tratta di una riduzione né intrinseca né necessaria. Al contrario, non è altro che un prodotto del neoliberismo, il “nuovo sistema economico del laissez faire”, basato sulla deregolamentazione dei liberi mercati e sulla privatizzazione della ricchezza. Il neoliberismo subordina il controllo del governo agli interessi del privato. Il governo, a sua volta, invece di regolamentare il mercato diventa un’estensione dell’attività di mercato con l’unico scopo di favorire la competizione capitalista. Il neoliberismo fornisce sgravi fiscali ai ricchi, riduce la spesa per programmi sociali e il welfare, aumenta il controllo da parte delle imprese, elimina alla radice i diritti del lavoro, le protezioni ambientali, regolamentazioni alimentari e persino la legge nazionale. Lo scopo principale è quello di permettere agli interessi privati di possedere e controllare ogni aspetto del mondo umano, sociale e naturale. Cibo, acqua, terre coltivate, foreste, sistema sanitario, prigioni, esercito, processi politici, mass media e, in questo caso, l’istruzione, sono soggetti al controllo neo-liberista.

Il neoliberismo è la causa di molte malattie sociali di cui soffre l’America. Oltre 46 milioni di Americani vivono in una condizione di povertà. Quasi 50 milioni sono senza assicurazione sanitaria. I disoccupati o sottoccupati sono 24-26 milioni. Dal 2010 oltre un milione di case sono state pignorate e circa 3.5 milioni di persone sono senzatetto. Il debito studentesco totale ammonta a più di un trilione di dollari, con l’inflazione sulle rette universitarie superiore del 115% rispetto a metà degli anni Ottanta. Nonostante questo, le banche ottengono miliardi di dollari di liquidità, i CEO guadagnano bonus a sei zeri e le multinazionali pagano tasse più basse dei cittadini della classe media. Inoltre, Barack Obama, il presidente della speranza e del cambiamento, ha già ricevuto più di 15 milioni di dollari da parte di banche e società finanziarie come contributo per la campagna elettorale.

Dovremmo inoltre esaminare la strana relazione tra il progresso economico americano e la crescente disuguaglianza economica. La percentuale di studenti diplomati che si iscrivono all’università è passata dal 42 percento nel 1970 al 70 percento nel 2009. Il valore economico della laurea è a sua volta aumentato nel corso dello stesso periodo. Nel 1980 lo stipendio medio di un laureato era maggiore del 40% rispetto a quello di un diplomato. Nel 1997 la cifra era cresciuta al 70%. Queste tendenze possono essere viste come un progressivo passaggio verso una società più istruita e prospera. Nel corso di questi anni però è cresciuta anche la disuguaglianza economica. Nel 1979 l’1% degli americani era in possesso del 20.5 percento della ricchezza della nazione mentre il restante 99% possedeva il 79.5 percento. Nel 2007, l’1% ha aumentato la sua percentuale a 34.6  mentre il 99% è sceso a 65.4 percento. Nel 1980, il rapporto tra lo stipendio di un CEO e di quello di un impiegato americano medio era di 40 a 1. Nel 2009, il rapporto era di 263 a 1, un valore ancora più basso degli ultimi anni a causa della recessione economica. Lo squilibrio ha visto l’apice nel 2000, quando venne stimato a 500 a 1. Queste statistiche sono la prova che l’istruzione superiore aiuta alcuni individui a guadagnare di più, a spese degli altri, sarebbe a dire che l’università contribuisce sia alla mobilità verso l’alto sia a una maggiore stratificazione sociale. Più diventiamo intelligenti, più diventiamo non equi. Questo tipo di guadagno privato piuttosto che collettivo è parte integrante dell’attuale condizione socio-economica degli Stati Uniti.

La situazione senza dubbio influisce sull’approccio all’istruzione universitaria. Insegno all’università da quasi quattordici anni e mi è ormai chiaro come gli studenti siano implicitamente (e anche esplicitamente) nel mirino dell’industria privata. Loro stessi intuiscono di essere considerati consumatori piuttosto che studenti. Di conseguenza, interiorizzano questa logica e decidono di chiedere anche loro qualcosa in cambio: vogliono una laurea e un salario futuro come ricompensa per il loro tempo e denaro. La logica della transazione economica, in questo modo, annulla l’esperienza e il valore dell’istruzione. Non tutti adottano questa logica, ma sta diventando sempre più comune.

Questo scenario è deludente, ma non irrecuperabile. Voi studenti potete rivendicare la vostra esperienza educativa come un’opportunità di cambiare non solo il problema dell’istruzione ma i problemi della società. Iscrivetevi a università particolari o a corsi politicamente aperti, fate amicizia con professori disponibili e volenterosi, incontrate persone con le vostre stesse idee, iniziate o unitevi a gruppi studenteschi e coordinate movimenti per la giustizia sociale. Dovete porre al centro della vostra istruzione il cambiamento sociale e non il profitto personale. Questa è chiaramente una posizione privilegiata. Non tutti possono permettersi di avvicinarsi in questo modo alla propria istruzione. Molti non possono nemmeno permettersi di andare all’università. Ma questo è un problema che dobbiamo affrontare. “Occupare" la vostra istruzione può aiutarvi a risolvere questi problemi e a porre le basi per la creazione di un mondo migliore. L’istruzione non dovrebbe essere né un privilegio né un diritto. Dovrebbe essere uno stile di vita e quella vita dovrebbe essere una forza politica per il bene comune. Occupy your education.

(traduzione di Valentina De Rossi)

 

 


 

Jason Del Gandio is an Assistant Professor of rhetoric and public advocacy at Temple University in Philadelphia (USA).  His scholarly expertise is in rhetoric, the philosophy of communication, and critical studies, with a focus on social movements, grassroots activism, and radical social change.  More information is available at his website: www.jasondelgandio.net

 

© 2013 Iperstoria - ISSN 2281-4582

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