La questione romantica. Rivista Interdisciplinare di Studi Romantici.

La questione romantica. Rivista Interdisciplinare di Studi Romantici.

di Annalisa Goldoni e Carlo martinez (a cura di)

17, 1, 2007.

Il complesso rapporto tra la cultura scientifica e quella letteraria ha alternato nell’evoluzione della cultura occidentale fasi di apparente disinteresse reciproco a fasi di aperta conflittualità. Tra gli esempi più noti di questo difficile rapporto, ricordiamo il dibattito fra T. H. Huxley, il celebre ‘mastino di Darwin’, e Matthew Arnold, nel penultimo decennio dell’Ottocento. In occasione dell’inaugurazione del Science College di Birmingham, Huxley aveva dichiarato con soddisfazione che in quella sede non ci sarebbe stato posto per l’istruzione letteraria, e Arnold aveva successivamente ribattuto che la scienza poteva soltanto fornire hard facts privi di connessione con il comune senso etico ed estetico. Punti di vista altrettanto contrastanti furono espressi nei primi anni Sessanta del secolo scorso da C. P. Snow e F. R. Leavis: in Le Due Culture Snow argomentava che scienziati e letterati non comunicavano, anzi si detestavano, a causa della totale mancanza di cultura scientifica da parte degli umanisti, e Leavis con uguale veemenza osservava che la scienza faceva ormai parte di una incontrovertibile cultura di massa, che la letteratura sola poteva contrastare grazie alla sua funzione elettiva di criticism of life.
Negli ultimi decenni la critica postmoderna ha proposto numerose riflessioni sulla scienza e sul relativismo scientifico. Partendo dalle analisi di testi quali La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche di Thomas S. Kuhn, autori come John Christie e Sally Shuttleworth hanno relativizzato i concetti di ‘razionalità’, ‘metodo’, ‘obiettività’, presentandone essenzialmente la loro componente di artifici storici, prodotti dalle diverse pratiche istituzionalizzate e dalle loro forme comunicative. Studiosi come Steven Pinker e Mark Hauser hanno assimilato e avvicinato la scienza ad altre aree interdisciplinari quali ad esempio i cultural studies, le scienze cognitive, la sociobiologia o la psicologia del linguaggio. È questo il contesto che ha favorito la presenza di scienza-e-letteratura come disciplina accademica in numerose università americane e inglesi, ed è questo il contesto che nel 1985 ha condotto alla fondazione della International Society for Literature and Science.
In Italia il campo di ricerca di scienza-e-letteratura non ha ancora ricevuto l’attenzione che i Paesi anglosassoni le hanno riservato. La rivista La questione Romantica pubblica ora (pur trattandosi del numero dell’autunno 2004) un volume dedicato a Scienza e Letteratura, a cura di Annalisa Goldoni e Carlo Martinez. Con toni riconducibili a Leavis, l’editoriale parte dalla considerazione che “la scienza occupa sempre più spesso le prime pagine dei giornali per ragioni che sono sempre meno connesse con aspetti strettamente tecnici o «scientifici», ma che invece coinvolgono – o spesso sconvolgono – altri ambiti, primo fra tutti quello etico e dei valori «umani»”, e propone quindi all’attenzione critica la fecondità e l’intensità del dialogo tra le due culture nel periodo romantico.
L’articolo di Raffaella Simili discute il mostro creato da Frankenstein nel classico di Mary Shelley alla luce delle sperimentazioni sul galvanismo condotte da Erasmus Darwin, individuando nell’ossessione del principio vitale un punto di contatto tra discorso scientifico e discorso letterario, e un’immagine archetipale del cambiamento che ha luogo fra Settecento e Ottocento nei confronti della scienza. Nella linea di ricerca di Erasmus Darwin si muove anche Francesco Puccinotti, il medico urbinate spesso citato in relazione all’influenza esercitata sulla stesura delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, e qui analizzato nell’articolo di Maria Conforti. L’immaginario scientifico e le proiezioni negative che la scienza può indurre sono inoltre alla base della ‘teoria dell’orrore’ di H. P. Lovecraft, che l’articolo di Rosanna Gheno pone in diretto rapporto con Frankenstein e fissa come punto di partenza dell’autore per l’indagine del vasto campo di intersezioni tra scienza e letteratura.
L’articolo di Gigliola Nocera esplora l’arcipelago del natural history writing in America, soffermandosi sul percorso di Henry David Thoreau e su come esso abbia anticipato temi e difficoltà successivamente indicate come ‘dibattito tra le due culture’. Fondatore insieme a Thoreau del genere letterario definito nature writing, anche John Burroughs coniuga brillantemente rigore scientifico e forma letteraria, e l’articolo di Annalisa Goldoni mette in luce la ricchezza del discorso burroghsiano circa l’apporto cognitivo che la letteratura è in grado di offrire alla scienza. Altrove si esplorano le affinità e le intersecazioni tra scienza e arti in generale, come nel caso della musica, che si rivolge direttamente ai sensi e si articola su una logica matematica: Daniela Biasini indaga sulla ricerca del compositore Aaron Copland, che ha messo sul pentagramma la poesia di Emily Dickinson.
In ultimo, citiamo l’articolo di Carlo Martinez su E. A. Poe, che in Hans Phaall interseca scienza, giornalismo, sensazionalismo e generi letterari, in particolare quello misconosciuto della burla. Sulla scorta di una tradizione consolidata, che annovera Defoe, Swift e Pope, l’inventore della detective fiction fa ruotare il suo hoax, la sua burla, attorno alla scienza, intrecciando il discorso scientifico o pseudoscientifico con quello giornalistico, e rivelando le possibili mutazioni del testo letterario quando quest’ultimo viene a contatto con i nuovi mezzi scientifici, tecnologici e di comunicazione.

I saggi raccolti in questo numero di La questione Romantica ci permettono insomma di constatare e approfondire la ricchezza e il rapporto tra scienza e letteratura. E la necessità di indagare e studiare il fertile interscambio tra le due culture come chiave di lettura imprescindibile per la comprensione di altri testi tradizionalmente definiti romantici. Si tratta quindi di un campo di ricerca che merita grande attenzione e, aggiungerei, un modo per contenere la scissione di sensibilità, l’eliotiana split sensibility, che ancora oggi avvolge i nostri saperi.

19 Maggio 2008