L'Italia e il confine orientale

L'Italia e il confine orientale

di Marina Cattaruzza

Bologna, Il Mulino, 2008.

L’opera della storica Marina Cattaruzza, edita nel 2007 presso il Mulino e qui letta nell’edizione Paperbacks del 2008, si occupa dello spazio geografico nord-orientale dell’Italia e del suo percorso di integrazione a quest’ultima. Il tema, che ha spesso polarizzato l’opinione pubblica, viene periodizzato in modo chiaro, aiutando il lettore non esperto a fare luce su un percorso storico e storiografico tortuoso e offrendo al fruitore competente un utile strumento di lavoro.
L’area in questione, da sempre fulcro delle passioni risorgimentali, viene raccontata sin dal sorgere dei primi sentimenti nazionalistici fino all’entrata in Europa della Slovenia. In mezzo corre una parte decisiva della storia italiana, che la Cattaruzza sintetizza senza trascurare le innumerevoli sfaccettature della “questione orientale”, una sorta di ricerca identitaria spesso intricata e lunga cent’anni.
L’area nord-orientale dell’Italia prende forma nelle menti dei cittadini italiani dal 1866 in poi e, assieme al Tirolo Italiano (Trentino), diventa presto l’obiettivo del nascente nazionalismo italiano mistificando le spinte autonomistiche che proprio in questi luoghi avevano una lunga e proficua tradizione. Trieste è il fiore all’occhiello del nazionalismo e molti triestini, seppur con toni diversi (come quelli di Slataper e Stuparich nel corso della loro collaborazione con la rivista “La Voce”1, oppure quelli di Vivante2 e di Timeus3) sono al centro del dibattito nazionalista in tutta la penisola.
La Prima guerra mondiale è al contempo la quarta guerra risorgimentale, nonché la via voluta dal fronte interventista italiano per ottenere quelle terre, sullo sfondo di un nazionalismo dalle venature imperialiste (p. 69). L’Italia si getta nel conflitto forte del patto di Londra (che promette Tirolo Italiano, parte del litorale dalmata, oltre ad altri territori come il Dodecaneso), documento che sarà disatteso durante le conferenze di pace successive alla conclusione della guerra.
Nel dopoguerra Trieste diventa il laboratorio del fascismo (p.168) e anche il luogo d’incubazione della “vittoria mutilata” che porta all’impresa dannunziana di Fiume e al Trattato di Rapallo del 1922 (p. 159). Il fascismo è analizzato nel suo sforzo di omologazione nazionale e nella sua vessazione nei confronti dei gruppi non italiani; a questo proposito, nell’opera si sente forse la mancanza di una disamina più esauriente della composizione nazionale degli Slavi del Sud.
La parabola della Seconda guerra mondiale parte con una politica di italianizzazione non invasiva della Slovenia e della Dalmazia (se confrontata con i metodi di assimilazione nazionale dell’alleato) fino all’eclissi dell’Italia come entità governativa e alla relativa sottomissione all’autorità tedesca. I nuovi amministratori cercano di fornire un nuovo assetto territoriale all’area creando il distretto dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico). Ancora una volta, l’identità di questa zona viene rimodellata. La regione scivola quindi in una sorta di “guerra di successione” (p. 257), come la definisce la Cattaruzza, in cui le rivendicazioni nazionalistiche si saldano con quelle politiche, rendendo il territorio giuliano un fronte di guerra particolarmente caldo. A questo punto la storica offre degli spunti storiografici interessanti (e non sempre approfonditi a sufficienza dagli storici) quando ci ricorda che, in un primo momento, il litorale era stato preso in considerazione per uno sbarco alleato, anche se poi l’idea fu abbandonata proprio a causa delle dispute nazionalistiche e territoriali, sempre più subordinate alla direzione dei gruppi comunisti guidati dal maresciallo Tito, pregiudicando così un avvicinamento di Trieste e del suo retroterra alla sfera di influenza italiana.
La fine della guerra a Trieste e nei dintorni è opera delle truppe titine, le quali entrano nel capolouogo giuliano il primo maggio 1945 per rimanervi quaranta giorni. È l’inizio di una disputa lunghissima che porterà al trattato di Londra, in cui il blocco comunista e inter-nazionale si scontrerà con le pretese della neonata Repubblica italiana. Se il mondo si divideva in sfere d’influenza, questa zona diveniva una cartina tornaconto.
La divisione del 1947 tra zona A (da S. Giovanni Muino fino a Muggia), amministrata da un Governo Militare Alleato, e zona B (la parte nord-occidentale dell’Istria), amministrata dall’esercito iugoslavo, fu allo stesso tempo una piccola guerra fredda e terreno della resurrezione diplomatica dell’Italia repubblicana. L’impatto di queste tensioni internazionali, che ebbero un’eco fortissima in Italia, è ripercorsa attentamente dalla storica, la quale inquadra le trattative che riportarono l’area sotto la sovranità italiana (il memorandum di Londra del 1954 e il Trattato di Osimo del 1975), come la via italiana all’Ostpolitik (p.327).
Gli anni che seguono sono segnati da una progettualità industriale di basso profilo e soltanto l’entrata della Slovenia nella Comunità Europea riporta l’area al centro delle cronache e della programmazione economica.
L’opera nel suo insieme è ben documentata e nel progetto della storica sembra esserci l’obiettivo di sottolineare la debolezza strutturale dello stato italiano soprattutto quando quest’ultimo si trova a fare i conti con la gestione di zone di frontiera nelle diverse epoche storiche. Si potrebbe muovere una critica all’organizzazione della panoramica storica, che avrebbe reso necessario un maggiore confronto con le fonti non italiane. Tuttavia Cattaruzza, esperta di nazionalismi asburgici e di totalitarismi4, ci aveva avvisato nella sua introduzione: “L’ottica da cui è stata condotta tale ricostruzione è quella dello Stato italiano…” (p. 13).

  1. G. MARCHETTI, La Voce. Ambiente, opere, protagonisti, Firenze, Vallecchi, 1994.[]
  2. A. VIVANTE, Irredentismo adriatico, Trieste, Dedolibri, 1984.[]
  3. D. REDIVO, Ruggero Timeus, la Via imperialista dell’Irredentismo triestino, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1996.[]
  4. Per una biografia, si veda il sito della Sissco[]

24 Ottobre 2008