Winesburg, Ohio

Winesburg, Ohio

di Sherwood Anderson

Milano, Einaudi, 2011.

Winesburg, Ohio è un libro in cui si vede riflesso il conflitto che si prova vivendo in una comunità che appioppa a ognuno un numero limitato di caratteristiche, ne disegna i contorni come se fossero figurine e attribuisce loro un ruolo al quale è difficile opporsi.

I personaggi di Winesburg, Ohio sono personaggi complessi, che si sentono imprigionati da quei ruoli e da quelle apparenze creati per loro dalla comunità a cui appartengono e che si sentono obbligati a rispettare, pur percependo con fastidio i limiti imposti dalla vita pubblica, rispettabile e noiosa. Un giorno, però, qualcosa cambia, e loro diventano di protagonisti di un’ “avventura”; così la loro vita, tranquilla e ripetitiva, subisce uno scossone.

Ogni personaggio coltiva, dentro di sé, desideri, impulsi e sogni inconfessabili, che conserva nascosti nel suo intimo, proteggendoli fino al momento in cui non è più possibile trattenerli. Sono le voglie non soddisfatte, le parole non dette, i segreti non condivisi, a trascinare i personaggi verso una condizione di perenne isolamento e di profonda solitudine che Anderson descrive brillantemente in questo testo, tradotto per la prima volta in italiano da Einaudi nel 1950, e ristampato più volte con il titolo Racconti dell’Ohio. Nel febbraio del 2011 è stato riproposto con il titolo originario e la traduzione rivista e aggiornata di Giuseppe Trevisani (nell’edizione di Einaudi per la collana Letture Einaudi). Si tratta di una traduzione aderente al testo originale che rispetta lo stile di Anderson, essenziale e conciso, ma dotato di alcuni tratti sentimentali. Trevisani riesce a rendere in italiano l’essenza della vita nel Midwest all’inizio del Novecento, e il patrimonio di immagini, di dettagli e di sfumature usate dall’autore per descrivere la realtà rurale della sua infanzia, compreso il caratteristico “odore dei campi”. “I personaggi di un libro come Winesburg, Ohio, una volta trovati, ti accompagnano come un coro di voci. Ti parlano del loro luogo d’origine, come i viaggiatori che capita di incontrare in treno ti parlano del loro paese, ma bisogna avere anche la fortuna di imbattersi in qualcuno che te la sappia raccontare bene quella storia” (Capossela) e che la sappia tradurre, verrebbe da aggiungere, come ha fatto Trevisani. Il testo è accompagnato dalla prefazione del cantautore Vinicio Capossela che nel 2010 ha dedicato ai protagonisti di Winesburg, Ohio la ballata  La faccia della terra.

Sherwood Anderson (1876 – 1941) è uno scrittore statunitense nato a Camben, in Ohio. Dopo aver fatto numerosi mestieri, dal manovale al pubblicitario, ed essersi trasferito varie volte, si sposa con una donna ricca e si stabilisce a Cleveland dove trova lavoro come dirigente di una fabbrica di vernici. Una mattina, però, scompare all’improvviso e riappare qualche giorno dopo mostrando i segni di un cedimento nervoso; in seguito, parlerà di questa esperienza come di un gesto artistico di ribellione all’esistenza materiale che stava vivendo. Da quel momento si trasferisce prima a Chicago e poi a New York, per tentare la carriera di scrittore; frequenta ambienti letterari ed entra in contatto con alcuni dei più importanti scrittori americani del tempo, tra cui Lee Masters, Carl Sandburg, Theodore Dreiser e Getrude Stein. Nel 1916 pubblica il suo primo romanzo, Windy McPherson’s Son, e dopo tre anni dà alle stampe il suo vero capolavoro, Winesburg, Ohio, una raccolta di racconti i cui temi anticipano quelli sviluppati successivamente da autori come T. S. Eliot, Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald e Nathanael West.

Winesburg, Ohio mostra segni d’ispirazione autobiografica, rintracciabili sia nell’ambientazione sia nei personaggi; i testi, ad esempio, sono ambientati nella cittadina immaginaria di Winesburg, Ohio (da non confondere con la vera Winesburg) liberamente ispirata alla città di Clyde, sempre in Ohio, in cui Anderson ha vissuto buona parte della sua gioventù. Sul motivo che ha spinto l’autore a scegliere il nome di Winesburg per la città del libro sono state fatte numerose ipotesi, di cui nessuna definitiva. Il testo si compone di ventidue brevi racconti, scritti per lo più tra il 1915 e il 1916, introdotti dalla storia Il libro delle caricature, titolo che rimanda al fatto che i vari personaggi dell’opera sono caricature di persone che l’autore ha conosciuto veramente nel corso della sua vita. Un narratore onnisciente descrive i protagonisti mentre affrontano la quotidiana condizione di solitudine che sembra permeare la loro vita, e accompagna il lettore alla scoperta dei lati segreti del loro animo, interrompendo di tanto in tanto la storia per esprimere dei commenti o per rivolgersi direttamente al lettore. L’isolamento si articola in un’incapacità di comunicare che continua a frustrare il bisogno di esprimersi. Ogni racconto è dedicato a un personaggio in particolare, ma alcuni protagonisti appaiono come personaggi secondari in altre storie; così, nel bel mezzo della una pluralità di voci dell’America preindustriale registrate da Winesburg, Ohio, troviamo quella di Enoch Robinson e della sua intensa solitudine popolata di personaggi di fantasia, il silenzio di Seth Richmond, un pensatore privo di passioni, l’ossessione per le idee di Joe Welling, le perle di verità del dottor Reefy scritte su foglietti di carta appallottolati nelle sue tasche, la gentilezza incomprensibile del giovane Tom Foster che impara a soffrire senza fare del male ad altri, la sensibilità di Wing Biddlebaum che cerca di nascondere - e nascondersi - con le sue mani in constante movimento, il percorso di fede del reverendo Curtis Hartman che vede nel corpo di Kate Swift un messaggio di Dio che lo aiuta a trovare “un nuovo e più meraviglioso fervore dello spirito”, la storia della maestra e del cronista, del dottore e della sua giovane moglie, del telegrafista e di molti altri. Tra questi emerge il personaggio di George Willard, il giovane cronista del Winesburg Eagle, coinvolto nella maggior parte degli episodi; talvolta compare nel ruolo di ascoltatore delle storie altrui, in altri casi come giovane rappresentante delle speranze della comunità che, giunto ad una maturità artistica e sessuale, inizia la sua avventura partendo per la città, simbolo di un futuro migliore. La datazione dei racconti copre un periodo piuttosto vasto: la maggior parte delle azioni ha luogo durante gli anni di giovinezza di George Willard, ma sono presenti anche storie che risalgono ad alcune generazioni precedenti (ad esempio Divinità), approssimativamente venti anni (Mani) e in alcuni momenti nel mezzo, mentre due storie (La forza di Dio e La maestra) sono ambientate nel corso della stessa tormentata sera di gennaio. Il testo presenta una struttura unitaria delineata dal comune sentimento della solitudine, dall’ambientazione e dalla presenza di protagonisti che compaiono in più racconti; tutto ciò contribuisce a rendere Winesburg, Ohio un esempio del moderno ciclo di storie brevi. Lo stile del libro è realista, essenziale e neutrale agli episodi descritti, sebbene Anderson non rinunci ad effetti lirici, evocativi e sentimentali nel ritrarre la realtà psicologica dei membri della comunità: in questo modo l’autore riorienta la tipica forma della novella realista attraverso l’inserimento della percezione che i personaggi hanno di loro stessi e della realtà che li circonda.

Winesburg, Ohio cattura il clima di alienazione che ha caratterizzato un’epoca e lo trasferisce su pagine che hanno soprattutto il merito di ritrarre in modo spietato la solitudine che caratterizza anche la nostra quotidianità. Le parole di Anderson, infatti, descrivono gli stati d’animo e i limiti insiti nella natura umana. Per questo motivo, nei racconti andersoniani, il lettore vede la rappresentazione di lati del suo essere e di quello delle persone che fanno parte della sua stessa comunità: “chi è nato nei paesi, dove le individualità sono evidenti, […], ri-conosce subito i personaggi. In paese non si sorvola sui difetti fisici come si fa in città, i soprannomi definiscono per sempre l’esteriorità e il ruolo, con quell’esaltazione delle caratteristiche che finisce per rendere le persone personaggi” (Capossela). Tutte le comunità sono simili tra loro, in ognuna si possono trovare personaggi e caricature; la comunità evidenzia le debolezze, le difficoltà, i limiti degli individui, attribuisce caratteristiche ed è restia ai cambiamenti, vede le storie intrecciarsi in un’apparente immobilità. Da una parte le piccole realtà sono una ricchezza, perché donano radici, identità e certezze, ma dall’altra possono rivelarsi anche una condanna, perché tendono a irrigidire la vita dei propri membri, riunendo solitudini che sono mai esplorate nel profondo e preferendo lasciare ogni relazione ad un livello superficiale. Una volta terminato questo libro, al lettore rimane un senso di disagio e, se è stato fortunato, anche il ricordo del sapore che lasciano in bocca le mele “vizze” e “bitorzolute”, una dolcezza che pochi conoscono e che è impossibile dimenticare. Questo romanzo troverà un lettore privilegiato in chi è disposto a guardarsi dentro fino al punto di riconoscere in sé almeno una delle caratteristiche delle caricature di Anderson, un autore che Charles Bukowski ha descritto come “il più bravo a giocare con le parole come fossero pietre, o pezzi di roba da mangiare”, di cui William Faulkner ha detto “è stato il padre di tutti i miei libri” e che Francis Scott Fitzgerald ha definito “il primo grande narratore americano del ventesimo secolo”.

14 Gennaio 2012